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Averara

Chiesa parrocchiale di San Giacomo

Via Piazza Molini, 1, 24010 Averara BG, Italia

Per info
Tel. +39.348.1842781
info@altobrembo.it

La chiesa battesimale di San Giacomo in Averara è di antica origine. Nei “Privilegi” concessi da Venezia ad Averara nel 1443, c’è anche il permesso al comune di spendere parte del censo per la chiesa. Il primo edificio fu consacrato nel 1468 dal vescovo Paolo Nicopolitano di Milano, essendo la Valle Averara diocesi di Milano, la chiesa venne poi eretta in parrocchia da San Carlo Borromeo, qui in visita pastorale, il 23 ottobre 1566. La chiesa era in stile romanico, tutta affrescato alle pareti, lungo le facciate e sotto l’alto portico dove ancora oggi ammiriamo segni degli antichi e artistici affreschi dei locali frescanti, tra cui i famosi Baschenis e notiamo il segno della grandezza dell’antica chiesa, ingrandita tra il 1713  e il 1732. Molto decorativo il portale in marmo “lumachelle” di Mezzoldo, sormontato da antico affresco raffigurante San Giacomo. La parrocchiale fu riconsacrata il 2 agosto 1901 dal vescovo Gaetano Guindani. Tra le numerose opere d’arte, la pala della Vergine in trono con le sante Apollonia, Anastasia, Caterina e Lucia, opera di Gian Battista Guarinoni del 1576, la pala dell’Assunta, sopra la porta per la chiesetta, opera di Lucano Gagio d’Imola, aiutante del Lotto, del primo ‘500. La pala centrale di San Giacomo, opera di Anzolo Lion del 1621, le due tele a lato, con San Giuseppe e l’Angelo con bambino, opera di Marziale Carpinoni. Di stile veneto del primo ‘600 la pala che rappresenta gli angeli con Cristo morto e i santi Francesco e Carlo Borromeo, assai interessante storicamente perché vi è raffigurato l’antico nucleo di Averara con la via porticata e la torre di guardia sul monte Faino. Veri capolavori d’arte locale, gli arredi in legno. Gli stalli del coro e l’inginocchiatoio, opere per intarsio di Antonio Rovelli di Cusio e per intaglio di Antonio Lozza di Bergamo, realizzate nel 1690-92, con successivo intervento nel 1722 di Gio. Paolo Caniana. Degli stessi autori il banco dei parati e degli arredi del 1692, dietro il quale, da scomparti apribili, si possono ammirare antichi affreschi del presbiterio. Il pulpito è altra stupenda opera di intaglio e di intarsio di Antonio Rovelli del 1696, come il grande credenzone in sacrestia. L’organo è un Serassi di fine ‘700, rifatto da Prospero Foglia nel 1844.