Casa Cavagnis

Casa Cavagnis, Fuipiano al Brembo, San Giovanni Bianco

 

Giovanni Baschenis 

Cristo in pietà tra Maria e Giovanni 

 

Battista Baschenis 

Madonna con il Bambino in trono tra i santi Francesco e Bernardino 

 

In una antica casa signorile di Fuipiano al Brembo, già Cavagnis e poi proprietà Busi e Volpi, si conservano due brani di affresco staccati dalla loro sede originaria, tuttora sconosciuta.

La Pietà, documentata nella dimora dal 1819, è l’opera di maggiore interesse come tassello sicuro e datato della personalità artistica di Giovanni Baschenis.

Infatti, sulla cornice superiore, al nome del committente ‘ritius f[ilius] q[uondam] zani hoc opus f[ecit] fieri’ segue la data di esecuzione ‘die 4 novembris 1486’;

e sul fronte del sepolcro è riportata una lunghissima preghiera che termina con la promessa di una generosa indulgenza di 20000 anni ‘concessa per molti sumi po[n]tifici’, seguita dalla firma ‘iohanes de av[er]a[r]ia pixit’.  

Incorniciati entro un profilo a trafori di gusto gotico appaiono un intenso Cristo sofferente a mezzo busto nel sepolcro, affiancato da un’afflitta Madonna che con entrambe le mani gli stringe il braccio e da Giovanni che prega a mani giunte.

Alle loro spalle si scorgono gli strumenti della Passione: la Croce con il titulus INRI, i chiodi conficcati, la lancia, la canna con la spugna imbevuta di aceto, il sudario.

Nel movimento del manto della Vergine e del lembo del perizoma appoggiato sul bordo del sarcofago l’artista sperimenta un’approssimativa ricerca spaziale, che rimane tuttavia imbrigliata in una formula assai tradizionale e parecchio diffusa nella devozione popolare, con varie repliche tra territorio bergamasco e Trentino.

Uno schema di successo e di grande impatto patetico, del quale il più antico esempio oggi noto in zona è nell’affresco del 1478 nella Chiesa vecchia di Santa Brigida. Nel secondo affresco, di condizioni più precarie, la Madonna con manto rosso scuro accuratamente ricamato è seduta su un ampio trono puntigliosamente decorato con motivi a tarsia, affiancata dagli austeri santi Francesco e Bernardino nel loro rigido saio.

L’accurata descrizione di particolari molto realistici (gli zoccoli di legno, la piccola busta in pelle appesa alla cintura, contenente gli occhiali pieghevoli), unitamente ai confronti con figure analoghe dipinte in Trentino,

in particolare a Pellizzano e a Rumo, sono elementi che suggeriscono l’attribuzione a Battista, fratello e collaboratore di Giovanni, nella sua fase iniziale ancora caratterizzata da una grafia secca e decorativa, ma già attenta alla curiosità per i dettagli.

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